Prima della prossima crisi finanziaria globale ho pensato che sarebbe stato carino spezzare una lancia a favore del concetto di stabilità in economia. A tal fine inizierò fornendo alcuni cenni di teoria dei giochi.

La teoria dei giochi ha a che fare con la natura “strategica” delle relazioni economiche: una interazione è detta “strategica” quando il comportamento di un agente varia in funzione di quello degli altri agenti. La decisione che prenderò io dipende da quella che prenderà qualcun altro, la cui decisione dipende a sua volta dalla mia. La teoria dei giochi si occupa di cercare di districare questo serpente che si morde la coda utilizzando il concetto di equilibrio. Per chiarire cosa si intenda con equilibrio mi rifarò ad un celebre esempio noto come “dilemma del prigioniero”.[1]

Supponiamo che un criminale ed il suo complice siano stati catturati dalla polizia. Il criminale viene detenuto in una stanza separata da quella del complice e costoro non hanno la possibilità di comunicare. La polizia ha tuttavia poche prove ed è noto anche agli arrestati che allo stato attuale è possibile incriminarli solo per una pena di due anni. D’altra parte è anche noto che nel caso uno dei due confessi e l’altro no, colui che confessa sarà premiato con lo sconto di un anno mentre l’altro sarà condannato a scontare cinque anni. Nel caso confessino entrambi, saranno condannati a tre anni di carcere ciascuno.

Consideriamo ora il caso in cui il complice confessi: il problema del criminale sarà scegliere se confessare o meno. Nel caso non confessi, il criminale sarà condannato a cinque anni, mentre se confessasse dovrebbe scontare solo tre anni. È ovviamente meglio confessare. Similmente è meglio confessare anche nel caso il complice non confessi (un anno contro due). Qualunque cosa faccia il complice, confessare risulta quindi la scelta migliore e dato che il nostro criminale è una persona coscienziosa, costui confesserà senza indugi. Come il criminale, il complice condurrà questo stesso ragionamento e confesserà a sua volta col risultato che entrambi riceveranno una pena di tre anni. Ma non sarebbe stato meglio non confessare e prendere solo due anni? Sì, ma ciò non risulta in pratica possibile, perché ognuno dei due ha interesse a confessare: mors tua vita mea. In altre parole, il gioco ha intrappolato i criminali in un equilibrio sub-ottimale.

La risposta alla crisi del 1929 intrappolò l’economia mondiale in un simile equilibrio sub-ottimale. A seguito di difficoltà economiche, gli Stati ricorsero a misure protezionistiche: chiudendo il mercato ai concorrenti stranieri, le aziende nazionali sarebbero state avvantaggiate nel mercato domestico. Questa azione in sé non avrebbe inoltre impedito la possibilità di avvantaggiarsi comunque delle esportazioni. Poiché tutti gli Stati giunsero alle stesse conclusioni all’unisono, misure protezionistiche furono adottate contemporaneamente in tutto il mondo ed il commercio internazionale subì una contrazione catastrofica, col risultato che la situazione precedente era migliore di quella successiva. Demenziale? Sì. Un problema simile è tuttavia estremamente grave e niente affatto ridicolo. Perché un governante avrebbe dovuto abbassare le barriere della sua nazione mentre invece tutti gli altri innalzavano le proprie? Questo ragionamento in apparenza perfettamente razionale e legittimo ha causato restrizioni fiscali e monetarie, causando il crollo dell’economia mondiale che portò all’affermarsi dei totalitarismi e agli orrori della seconda guerra mondiale.

Ai fini della presente trattazione definiamo ora un equilibrio come “stabile” soltanto nel caso non sia sub-ottimale ed il suo mantenimento sia auspicabile nel lungo periodo. Un tale equilibrio è soltanto frutto di ingiustificato ottimismo? Riconsideriamo l’esempio del dilemma del prigioniero. L’equilibrio ottimale non viene raggiunto perché i prigionieri vengono mantenuti in stanze separate. Se fosse possibile comunicare e giungere all’impegno credibile di non confessare da parte di entrambi, l’equilibrio ottimo sarebbe allora raggiunto. Come è possibile ottenere un impegno credibile? Un esempio è un impegno che preveda sanzioni in caso non sia rispettato.

A seguito della seconda guerra mondiale, nel 1947, venne istituito il General Agreement on Tariffs and Trade (GATT).[2] Questa organizzazione ha il compito di incoraggiare il commercio internazionale e ha il potere di irrogare sanzioni agli Stati che non rispettino gli impegni presi. Il tentativo di evadere dalla trappola di equilibri sub-ottimali ha storicamente preso la forma delle organizzazioni sovranazionali. Insieme al GATT, e sempre risalenti al periodo del secondo dopoguerra, ricordiamo istituzioni quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI),[3] la Banca Mondiale[4] e l’Unione Europea: quest’ultima in particolare è inizialmente non a caso nata sotto forma di accordi per risolvere il problema dei commerci intra-europei attraverso la creazione di una free trade area. Detta così, l’Unione Europea sembra una gran bella cosa.

Perché allora il progetto europeo incontra così tanti ostacoli? Perché gira ancora il datato spot dei biscotti Ringo col bambino bianco e quello nero[5] e invece non si battono il cinque un bambino francese e uno tedesco? Perché purtroppo francesi e tedeschi non si sopportano. Richiamando il caso del dilemma del prigioniero, ricordiamo come fidarsi e non confessare comporti costi molto elevati nel caso si venga poi traditi. La fiducia è un fattore fondamentale per sfuggire alla trappola di equilibri sub-ottimali. Ad oggi la scarsità di questa fiducia rappresenta il principale problema all’effettivo funzionamento dell’Unione Europea.

A causa della sua mancanza di fiducia la Germania ostacola l’adozione di politiche espansive, sia in termini monetari (Quantitative Easing) sia in termini fiscali (fiscal compact), poiché teme che queste risorse sarebbero irresponsabilmente dissipate e il conto finale dei dissesti sarebbe presentato ai paesi virtuosi, come appunto la Germania. Ciò comporta intrappolare l’intera area europea in un equilibrio sub-ottimale di comodo alla Germania. Ma la sfiducia dei diffidenti tedeschi è almeno giustificata? Consideriamo il caso dell’Italia. Dobbiamo ammettere di non essere una nazione molto affidabile. Storicamente i Savoia hanno iniziato la tradizione di cambiare alleanze e saltare sul carro del vincitore già dalla Guerra dei trent’anni, per poi riproporre lo stesso copione con la prima e la seconda guerra mondiale. Sempre a causa della scarsa credibilità dei suoi impegni, l’Italia è stata più volte colpita da fenomeni di speculazione che l’hanno prima obbligata ad uscire dallo SME (Sistema Monetario Europeo) nel 1992, e poi ad adottare un governo tecnico nel 2011. In effetti, se fossi tedesco avrei probabilmente iniziato il paragrafo parlando degli inaffidabili italiani. Che fare quindi, a parte predicare un po’ di tolleranza da entrambe le parti?

È d’obbligo citare George Bernard Shaw: «Per ogni problema complesso c’è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata». L’unione degli Stati Uniti d’America ha richiesto un processo storico molto lungo e varie guerre, una di indipendenza e una di secessione. Anche nel caso del disegno europeo sarà verosimilmente necessario parecchio tempo perché questo sia portato a termine. In conclusione, con questo articolo ho voluto illustrare l’attualità e l’importanza del concetto di stabilità nell’ottica della costruzione europea, nonché alcuni elementi che lo ostacolano e lo minacciano. Senza illudersi di raggiungere soluzioni semplici o meglio semplicistiche, è quindi opportuno impegnarsi con fermezza e determinazione in questo progetto, se non altro per dare una mano a rinnovare la pubblicità dei Ringo.


[1] I concetti fondamentali attinenti a questo dilemma furono sviluppati da studiosi come il matematico John F. Nash nell’articolo “The Bargaining Problem,” in Econometrica 18 (1950), pp. 155-62.

[2]Il GATT fu sostituito nel 1994 dal World Trade Organization (WTO). Vedi in particolare World Trade Organizaion, https://www.wto.org/.

[3] Vedi in particolare International Monetary Fund, http://www.imf.org/external/index.htm.

[4] Vedi in particolare World Bank, http://www.worldbank.org/.

[5]Una delle immortali versioni dello spot dei Ringo si trova a https://www.youtube.com/watch?v=hqBUgr0IPhc.


L’immagine di copertina è tratta dal film Fratello, dove sei? di Joel ed Ethan Cohen (2000).

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3 pensieri riguardo “L’economia europea e il dilemma del prigioniero

  1. Bell’articolo: attuale, comprensibile da tutti pur non tralasciando il ‘rigore’ econometrico ma anche dimostrazione di conoscenza di storia dell’economia. Complimenti!!

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