Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, l’Italia è diventata un Paese di destinazione per molti migranti provenienti da Paesi in via di sviluppo. Una delle conseguenze di questo fenomeno è la presenza di alunni stranieri tra i banchi delle scuole italiane. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2013/14 gli alunni con cittadinanza non italiana erano 802.785, circa il 9% del totale del corpo studentesco. Il 51,7% degli studenti stranieri sono migranti di seconda generazione, ossia ragazzi nati in Italia da genitori immigrati. I principali paesi di origine degli studenti stranieri sono Romania, Albania, Marocco, Cina, Filippine, Moldavia, India, Ucraina e Perù.

L’aumento degli alunni stranieri pone la scuola italiana di fronte a notevoli sfide educative. Quale strategia è stata adottata per gestire questo fenomeno in costante crescita? Le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri vengono inquadrate dapprima con la circolare emanata dal Ministero dell’Istruzione il 1 marzo 2006, poi con l’aggiornamento del 2014. Un aggiornamento è stato reso necessario sia dall’evoluzione quantitativa del fenomeno sia dai cambiamenti nella distribuzione degli studenti stranieri tra i vari gradi dell’istruzione. Se fino a una decina di anni fa gli studenti di cittadinanza non italiana si concentravano nella scuola primaria, ora la loro presenza interessa anche le scuole secondarie di primo e secondo grado. Inoltre, mentre nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria la maggior parte degli iscritti non italiani è costituita da migranti di seconda generazione, nella scuola secondaria di primo e secondo grado i migranti di prima generazione formano la maggior percentuale di studenti stranieri. Queste caratteristiche impongono un’attenta riflessione sulla tipologia degli interventi attuati dalle scuole nell’ambito dei programmi di integrazione e accoglienza degli studenti non italiani. Nella pratica, qual è la linea operativa indicata dal Ministero dell’Istruzione? Il documento ministeriale ruota attorno a nove punti principali.

  • La distribuzione degli studenti di cittadinanza non italiana deve essere il più possibile equilibrata tra le varie scuole. All’interno dei singoli istituti, la distribuzione tra le varie classi deve privilegiare un criterio di eterogeneità, in maniera che una stessa classe accolga studenti di origini diverse.
  • L’accoglienza prevede che i minori di cittadinanza non italiana possano iscriversi alla scuola italiana anche in corso d’anno e anche se la famiglia si trova in situazione di irregolarità. Lo studente viene generalmente assegnato alla classe corrispondente alla sua età anagrafica, a meno che non venga altrimenti stabilito in funzione del suo livello di conoscenza della lingua italiana e degli studi precedentemente compiuti. In caso di necessità è previsto che le scuole forniscano un supporto alla famiglia dello studente per l’assolvimento delle pratiche burocratiche.
  • Il coinvolgimento e la partecipazione delle famiglie costituiscono un fattore estremamente importante per il successo dell’integrazione degli studenti stranieri nella scuola italiana. Se necessario la scuola può avvalersi di mediatori ed interpreti che aiutino il superamento delle barriere linguistico-culturali che ostacolano l’instaurazione di un rapporto di dialogo e collaborazione.
  • Il percorso scolastico degli studenti stranieri è soggetto, come quello di tutti gli altri alunni, ad una valutazione periodica e propedeutica al proseguimento della loro carriera scolastica. Chiaramente, la valutazione deve essere però modulata in funzione delle difficoltà che gli studenti non-italofoni incontrano durante il loro inserimento. A questo scopo, i docenti possono avvalersi di metodi didattici e valutativi personalizzati – ma di natura transitoria – creati sulla base delle necessità degli alunni e delle loro competenze in lingua italiana.
  • Molto importante è anche l’assistenza in materia di orientamento lungo tutto il percorso scolastico dello studente. Compito dei servizi sociali e delle stesse scuole è insistere sull’iscrizione degli studenti stranieri al la scuola dell’infanzia, la cui frequenza è tanto importante per la buona integrazione quanto spesso considerata accessoria da parte di molti genitori immigrati; assistere le famiglie nella scelta della scuola primaria o secondaria di primo grado; fornire ai ragazzi e ai loro genitori tutte le informazioni utili per scegliere la scuola secondaria di secondo grado.
  • L’insegnamento dell’italiano L2 è un tema particolarmente importante per la buona integrazione dello studente nella classe e per la buona riuscita del suo percorso scolastico, ma per le sue stesse caratteristiche si rivela una missione ostica. Infatti, l’italiano L2 deve costituire per lo studente sia una lingua di comunicazione che una lingua veicolare di studio. In quanto tale, l’insegnamento dell’italiano L2 differisce sia da quello di una lingua straniera tradizionale sia dall’insegnamento della lingua madre semplificata. Per questo motivo, il processo di apprendimento dell’italiano L2 è suddiviso in tre fasi: apprendimento della lingua per comunicare, in cui la scuola dovrebbe associare all’inserimento nella classe di appartenenza l’insegnamento specifico dell’italiano L2 per 8-10 ore alla settimana per un periodo di 3-4 mesi, in gruppi che possono raggruppare anche studenti provenienti da classi diverse; accesso dell’italiano come lingua di studio, in cui tutti i docenti devono intervenire come “facilitatori” della lingua di studio attraverso strumenti e programmi diversificati; apprendimento comune, in cui i docenti possono comunque intervenire per risolvere le difficoltà riscontrate dagli studenti stranieri, i quali però hanno oramai acquisito un grado di competenza abbastanza elevato da seguire il programma comune alla classe.
  • Le scuole a forte presenza di alunni stranieri costituiscono un fenomeno da osservare e studiare per comprendere il motivo della concentrazione di studenti non italiani in certe scuole piuttosto che in altre.
  • La formazione del personale scolastico all’educazione interculturale è previsto sia nella formazione iniziale che nella formazione in servizio. Per quanto riguarda la formazione iniziale, il decreto 249 del settembre 2010 predispone che il corso in Scienze della Formazione impartisca insegnamenti in Pedagogia Interculturale ai futuri docenti di scuola primaria. Nulla di altrettanto specifico viene invece definito per i docenti di scuola secondaria, benché sia previsto che i tirocinanti sviluppino competenze nell’ambito dell’educazione interculturale. Per la formazione del personale in servizio sono previsti corsi di aggiornamento sul tema.
  • Infine, i servizi scolastici italiani sono chiamati anche a contribuire all’istruzione degli adulti Questo tipo di intervento è indirizzato a diverse categorie di utenti, dai ragazzi in età scolare ma fuori da circuiti formativi agli adulti che devono acquisire determinate competenze in lingua italiana per poter rinnovare il permesso di soggiorno.

La realtà chiaramente si distacca sempre un po’ dalla teoria. Confrontandomi su questi temi con alcune insegnanti che lavorano in diverse scuole primarie dell’Emilia Romagna riscontro alcune perplessità, specialmente quando la conversazione tocca l’insegnamento dell’italiano L2. “Nella mia classe io ho due studenti che sono stati inseriti in corso d’anno e che non parlavano italiano al momento dell’iscrizione a scuola, ma non ci sono i fondi per fargli fare più di due o tre ore a settimana di insegnamento specifico di italiano L2. La situazione è un po’ diversa nelle scuole ad alta concentrazione di studenti stranieri, lì è prevista qualche ora in più, ma raramente si va oltre le 4 o 5 ore a settimana”. In conclusione, l’accoglienza e integrazione degli studenti stranieri nella scuola italiana è un processo in divenire, la cui gestione deve conciliare due fattori: l’evoluzione del fenomeno dell’immigrazione in Italia, che come abbiamo visto ha prodotto variazioni notevoli nella composizione della popolazione studentesca straniera; l’organizzazione della scuola italiana, le sue linee guida educative e i suoi principali punti critici.


L’immagine è tratta dal film “La classe – Entre les murs” del 2008.

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