Quale incredibile suggestione deve aver esercitato l’atto del mangiare sulla mente dei nostri predecessori! Io mangio e il cibo, morto, diviene vita, la mia vita. Io mangio e il cibo diventa ciò che sono. Ciò che mangio mi fortifica; ciò che mangia, si fortifica: “[…] E come hai mangiato e bevuto con noi, la nostra terra si berrà il tuo sangue. Quest’anno il Meandro vedrà un grano fitto e spesso più di questo” [1]. La materia assunta sotto forma di cibo cambia la propria essenza e diviene potere vivificante. C’è una sorta di mistero nel processo che trasforma il mio piatto nel mio pensiero. Non è però di questo processo che voglio parlare, ma del potere di alcuni cibi: questi, come farmaci, agiscono nel corpo e hanno effetti, ora desiderabili, ora spiacevoli, quasi fosse un loro potere specifico.

L’arte lunga, la medicina, ha sempre cercato nuovi rimedi ai mali che affliggono l’organismo e molto spesso ha trovato nella dispensa validi alleati, addirittura cibi capaci di sconfiggere una malattia. Tipicamente, tutte le malattie da carenza nutrizionale di vitamine possono essere risolte modificando la dieta. Un caso famoso fu quello dello scorbuto, malattia da carenza di vitamina C, investigato da J. Lind nel corso dei suoi viaggi in nave (era un medico della Marina britannica): in una sorta di studio “farmaco vs. placebo”, il medico riuscì ad individuare negli agrumi gli alimenti capaci di prevenire questa malattia, mortale nelle fasi avanzate. Solo dopo più di cent’anni venne individuata la vitamina necessaria per evitare lo scorbuto e tuttora in alcune popolazioni suscettibili si possono riscontrare casi di scorbuto. È da notare che una ricerca ha inserito fra queste popolazioni suscettibili anche gli studenti dei college americani, che abbandonano frutta e verdura non appena lasciano casa, e i validi consigli nutrizionali della mamma. Più recentemente sono emerse numerose evidenze sull’influenza che un certo tipo di dieta può avere sull’organismo e sono stati condotti studi su singoli alimenti o singole molecole che possono essere assunte con il cibo. Si parla quindi di nutraceutica, disciplina che studia gli estratti di piante, animali, minerali e microorganismi, che abbiano un effetto favorevole sulla salute dell’individuo; ovviamente, questa disciplina si inserisce nell’ambito della scienza e quindi procede attraverso studi controllati e ricerche sistematiche, in modo da trovare non solo l’alimento funzionale, ma il vero e proprio nutraceutico. Questo è infatti il principio attivo, la singola molecola efficace, mentre quello è l’alimento che la contiene, il quale può non essere disponibile per tutto l’anno o in tutto il mondo: individuare quindi il principio attivo può condurre alla sua produzione di massa e alla sua commercializzazione, garantendone la presenza in ogni luogo e in ogni stagione. Per chiarire il possibile uso di questi preparati, farò alcuni esempi.

L’effetto neuroprotettivo di un metabolismo cellulare basato sull’utilizzo di chetoni è noto da tempo: le prime prove sui benefici di una dieta “chetonica” risalgono agli anni ’20, ma da qualche tempo se ne comprendono anche le basi fisiologiche. I corpi chetonici sono molecole derivate dal metabolismo dei lipidi, che vengono prodotte in condizioni di digiuno prolungato e fungono da riserva energetica quando vengono meno le scorte di glucosio. In questo modo l’organismo può utilizzare una fonte alternativa al glucosio, il quale può sì essere sintetizzato dal fegato, ma al costo di intaccare le riserve proteiche dei muscoli: i corpi chetonici permettono di risparmiare il muscolo e di utilizzare il grasso come fonte di energia. Queste molecole passano facilmente la barriera ematoencefalica, di cui ho detto alcune cose nel mio precedente articolo, e nei neuroni attivano meccanismi che aumentano l’efficienza metabolica dei mitocondri. In aggiunta, aumentano le riserve di acetil-CoA e di acetilcolina, un neurotrasmettitore che tipicamente cala nella malattia di Alzheimer. Il caprilidene è un nutraceutico che trova appunto impiego nella malattia di Alzheimer, in quanto viene convertito a livello intestinale in corpi chetonici. Questo composto è un derivato dell’olio di cocco ed attualmente trova uso nel trattamento della malattia di Alzheimer, esclusivamente in associazione ad una terapia medica tradizionale, poiché ancora mancano dati che garantiscano la sua efficacia. Sebbene non siano state individuate interazioni con altri farmaci né reazioni da sovradosaggio, il caprilidene è controindicato nei pazienti che soffrono di o sono a rischio di sviluppare diabete, sindrome metabolica e alterazioni del metabolismo lipidico. Questo nutraceutico inoltre permette solo di rallentare la progressione della malattia e non di ripristinare le funzioni perdute.

Fra le malattie della nostra epoca il cancro occupa senza dubbio una posizione di spicco e, nella popolazione femminile, il più diffuso è il cancro della mammella. È dunque comprensibile che notevoli sforzi siano profusi nella prevenzione e nella diagnosi precoce di questa forma di neoplasia, gravata da morbilità e mortalità non piccole. Una possibile speranza potrebbe giungere dalla soia. In un articolo di pochi mesi fa, alcuni autori giapponesi indagavano la diversa prevalenza del cancro mammario in popolazioni di donne che fanno uso di latte di soia o che non lo assumono, individuando una relazione inversa fra assunzione di derivati della soia fermentata e sviluppo di cancro al seno. Si ritiene che gli isoflavoni prodotti durante la fermentazione della soia siano i responsabili di questo effetto protettivo: queste sostanze hanno molteplici bersagli e presentano attività anti-estrogenica, anti-angiogenica, anti-ossidante e promuovente l’attività delle cellule Natural Killer, coinvolte anche nella risposta dell’organismo contro il tumore. Il ruolo degli estrogeni nel cancro al seno è noto: alcune varianti di tumore esprimono recettori per gli estrogeni e possono quindi essere trattate con farmaci che inibiscono questo recettore. I prodotti derivati dalla soia fermentata, specialmente quelli ricchi in isoflavoni, potrebbero quindi essere considerati utili nella prevenzione del cancro al seno, sebbene si ritenga che il loro effetto sia quantificabile solo se la loro assunzione inizia prima del menarca e che nessuno studio abbia verificato l’effetto di prevenzione in una popolazione di giovani donne. Il potenziale di questi prodotti è però alto: se i futuri studi confermeranno l’effetto benefico dei derivati della soia fermentata, si potrà pensare ad una diffusione di questi alimenti funzionali o allo sviluppo di un vero e proprio nutraceutico.

Più complesso è il discorso per quanto riguarda il ruolo della dieta mediterranea, o comunque di una dieta ricca in frutta e verdura, nella prevenzione del cancro. Benché esistano prove numerose e di buona qualità che confermano una relazione inversa fra consumo di frutta e verdura e incidenza di malattia neoplastica, è ancora difficile trovare i principi attivi responsabili di questo effetto: la dieta mediterranea è assai varia, dimodoché la ricerca di promettenti nutraceutici è difficoltosa. Fibre, flavonoidi, antociani, antiossidanti o ancora altre molecole di cui non si sa l’effetto: è un campo di ricerca vasto e promettente e nel futuro forse si avranno farmaci basati sulle ricette mediterranee delle nostre nonne.

I nutraceutici, già approvati, in arrivo o ancora da scoprire, sono un esempio di quanto sia importante la corretta e informata nutrizione per il mantenimento della buona salute. L’educazione alimentare deve infatti promuovere non solo la conoscenza di quali alimenti siano benefici e salutari, ma spiegare anche le ragioni per cui lo sono, così da permettere di evitare le trappole commerciali che spesso si nascondono nei preparati erboristici, negli integratori, nelle tisane e quant’altro. Un’avveduta selezione delle fonti, l’attenzione al livello di evidenza scientifica delle prove che supportano l’uso di un alimento funzionale o di un nutraceutico per una determinata patologia, la comprensione del meccanismo d’azione, la conoscenza dei possibili effetti collaterali e delle interazioni con altri farmaci sono poi le competenze minime che un medico dovrebbe avere quando si interessa di nutrizione funzionale. Il potere del cibo è grande e complicato: se questa complessità vi ha però spaventato, consolatevi con una bella cioccolata in tazza e tutto si sistemerà.


[1] Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi

In copertina, Giuseppe Arcimboldo, Vertumnus (ritratto dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo), 1591

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...