Il tema del mese è la tradizione, e cosa c’è di più tradizionale per quanto riguarda la mia materia, ovvero la finanza, delle bolle speculative? La storia delle bolle va di pari passo con quella del capitalismo. Già nel lontano 1600 scoppiava in Olanda la cosiddetta “bolla dei tulipani”. Come un’azione di una società, un tulipano non ha un valore intrinseco, ovvero un tulipano non serve a sfamarci quando si ha fame o a dissetarci quando si ha sete.

D’altra parte un tulipano ha un valore economico e, nel caso ci si aspetti che questo valore salga per qualsivoglia motivo, chiunque vorrà comprarne, non perché gli serva ma perché si aspetta di guadagnarci. Questa si chiama speculazione. Considerata l’avidità umana, questo fenomeno tende ad autoalimentarsi: se qualcuno guadagna su qualcosa la voce si sparge in fretta e tutti vogliono entrare nell’affare. Se quel tonto del mio vicino ha guadagnato x senza fare nessuna fatica, perché non dovrei guadagnarlo anche io? Più x è favoloso e alto, più la voglia di partecipare ai guadagni aumenta. Chiaramente prima o poi qualcuno si renderà conto dell’assurdità del prezzo raggiunto dal bene oggetto della speculazione e finalmente la bolla scoppierà. Tanto per far presente quanto una bolla possa raggiungere proporzioni assolutamente non razionali ed addirittura assurde, ricordiamo come durante la tulipano-mania del 1600 per un singolo bulbo di tulipano furono offerti 12 acri di terra1.

Purtroppo non erano solo quei sempliciotti del 1600 ad essere vittime di bolle speculative. Anche noi moderni abbiamo i nostri tulipani: negli anni 2000 lo sono state per esempio le società tecnologiche, le cui valutazioni raggiunsero valori decisamente poco plausibili. Similmente tutti ci ricordiamo della bolla del 2008, la quale invece partì dal settore immobiliare. Queste due bolle e il loro successivo triste sgonfiamento sono evidenti nel grafico riportato sotto, che mostra i valori dell’indice Standard & Poors 500 dal 1950 ad oggi.

bolle 2

Com’è stato possibile cadere in una trappola così ovvia? Non sembra forse evidente come i valori del 2000 e del 2008 fossero esagerati, e ciò con un semplice colpo d’occhio? Già, purtroppo il semplice colpo d’occhio risulta evidente solo ora, ovvero ex post. Individuare una bolla prima che scoppi non è affatto semplice. A partire dal 1950, il grafico mostra come l’indice S&P 500 sia incrementato di valore più di 1000 volte, perché dunque non potrebbe raddoppiare o anche più che raddoppiare in pochi anni? Si sarebbe potuto argomentare che le società tecnologiche avrebbero veramente cambiato la storia dell’umanità e ciò giustificava un andamento di borsa eccezionale e… Purtroppo non è stato così.

Il grafico sopra, oltre che abbastanza carino e colorato, è anche abbastanza preoccupante. I valori dell’indice hanno ormai raggiunto (e, considerando valori total return, anche superato) i valori del 2008. Se teniamo conto di com’è finita nel 2008, ciò potrebbe essere visto come un pericoloso campanello d’allarme dell’avvicinarsi della prossima bolla finanziaria sull’azionario. Sebbene l’autore personalmente ritenga questa tesi molto plausibile, ciò non è affatto ovvio. I rendimenti composti generano infatti una crescita più che lineare del valore del capitale investito e questo appiattisce i valori storici su una sorta di parabola ascendente. Per eliminare quest’illusione ottica è sufficiente considerare non il valore assoluto bensì i logaritmi dell’indice, il che porterebbe a considerare il seguente e molto meno catastrofico grafico:

bolle 3

Quale dei due grafici dà il giusto suggerimento? Se lo sapessi con certezza non sarei qui a scrivere questo articolo ma avrei già ipotecato la mia casa per fare speculazioni finanziarie possibilmente multimilionarie.

Un’altra buffa bolla finanziaria si è sgonfiata quest’estate sul mercato borsistico cinese. A partire da inizio anno il valore dell’indice Shangai Composite, come mostrato dal grafico sotto, è passato da circa 3000 a 5000 per poi tornare nuovamente a 3000:

bolle 4

Cosa ha giustificato questo brusco movimento? La Cina è in una difficile fase di transizione da un’economia pianificata ad una di mercato. Le autorità cinesi stanno quindi cercando di liberalizzare i loro mercati finanziari per avvicinarsi a modelli occidentali. L’apertura, anche solo parziale, del loro mercato azionario ha portato all’afflusso di notevoli capitali, i quali hanno provocato un brusco rialzo. Ciò fino ad agosto è stato un fenomeno molto piacevole, in particolare per le autorità cinesi, le quali hanno potuto mostrare gagliardamente a tutto il mondo quanto fossero state brave nella loro politica economica. Sfortunatamente la bolla si è in seguito sgonfiata, ma ciò potrebbe fare riflettere su alcuni problemi. Può un’autorità nazionale decidere (o forse sarebbe meglio dire indovinare) quando un mercato è in bolla? Anche supponendo che sia possibile identificare una bolla, farla scoppiare è molto doloroso, anche in termini di consensi. Un premier o un governatore di banca centrale che mettesse in atto politiche restrittive per far scoppiare una bolla non sarebbe probabilmente ricordato come l’illuminato reggente che l’ha nobilmente combattuta, bensì come il sanguinario macellaio che ha fatto perdere un sacco di soldi ai suoi concittadini.

D’altra parte è evidente che le bolle finanziarie non sono affatto un fenomeno positivo e che normalizzare l’andamento dei mercati sarebbe di grande giovamento all’economia mondiale. Che fare? La soluzione trovata in seguito alla crisi del 2008 è stata rafforzare la regolamentazione giuridica sulle grandi istituzioni finanziarie per cercare di renderle più responsabili e prudenti in forza di un obbligo giuridico. Può essere un buon punto di partenza, ma chiaramente non risolverà in modo definitivo il problema delle bolle, con cui probabilmente dovremo ancora confrontarci negli anni a venire. Come tutte le grandi tradizioni anche le bolle finanziarie sono dure a morire!


  1. https://en.wikipedia.org/wiki/Tulip_mania

I due grafici sullo S&P 500 sono tratti da wikipedia; il grafico sullo Shangai Composite è tratto da dal sito http://it.investing.com/

 

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