Questo numero mi vedo alle prese con un tema del mese ben poco economico, il corpo. Che fare? Quali pesci pigliare? Con un ragionamento un po’ fantasioso ho pensato che corpo suggerisce qualcosa di massiccio e concreto, un pesante fardello… Insomma chiaramente il debito pubblico italiano!

L’andamento economico in genere vede il susseguirsi di periodi buoni e periodi cattivi. Questi periodi vengono chiamati cicli economici ed il sistema capitalistico si è contraddistinto per la sua scarsa stabilità ed il susseguirsi di periodi molto buoni a periodi molto cattivi. Concentriamoci inizialmente sui cicli economici sfavorevoli: esempi di periodi in cui le vacche erano particolarmente magre sono la crisi del 1929 e quella attuale del 2008. In questi periodi si ha una sorta di spirale distruttiva al ribasso in base alla quale una situazione negativa, invece che migliorare, tende a peggiorare ulteriormente. Tento di spiegare questo fenomeno con un esempio: un aumento della disoccupazione causa la diminuzione del reddito delle famiglie e quindi dei consumi; la diminuzione dei consumi causa la diminuzione della produzione e degli investimenti facendo quindi chiudere aziende e aumentando ulteriormente la disoccupazione. In certi periodi piove sul bagnato!

Questo meccanismo si riproduce identico per quanto riguarda gli Stati. In un periodo in cui il PIL diminuisce, diminuisce di conseguenza il gettito fiscale poiché l’attività economica decresce. Lo Stato è quindi costretto a risparmiare attraverso un taglio delle spese che d’altra parte deprime ulteriormente l’attività economica ed il PIL. Nel 1929 accadde proprio questo: la crisi economica fu affrontata in modo tale che tutti gli Stati contrassero contemporaneamente le loro spese, portando a un collasso dell’economia mondiale e quindi alle dittature ed alla seconda guerra mondiale. Brutta storia!

Proprio in quegli anni d’altra parte è stata portata una controproposta alla politica dei tagli da uno dei più grandi economisti del XX secolo, John Maynard Keynes. La sua proposta fu semplicemente quella di utilizzare la spesa statale in deficit come elemento stabilizzatore anticiclico. Proprio come quando una persona che non sa nuotare si agita ed annaspa finendo per affogare realmente anche in situazioni ridicole come dentro una vasca da bagno, così Keynes suggerì che la reazione più naturale di aumentare i risparmi statali in periodo di crisi fosse in realtà controproducente e portasse invece alla situazione di pioggia sul bagnato che ho richiamato inizialmente. La reazione opposta a quella che invece sembra naturale, ovvero spendere e spandere quando le cose vanno male ed invece risparmiare quando vanno bene, avrebbe quindi il notevole beneficio di smussare le asperità dei cicli dando vita ad una sorta di infinita età dell’oro.

Le proposte di Keynes erano davvero innovative per i suoi tempi. Esemplificando la sua teoria Keynes arrivò provocatoriamente a suggerire che, piuttosto che avere disoccupazione elevata, era meglio sotterrare bottiglie piene di denaro e poi pagare lavoratori per andare a cercarle. Keynes fu molto ascoltato ma poco messo in pratica in Europa; al contrario in America le sue teorie ispirarono il piano Roosvelt. Sebbene questo abbia avuto alcuni effetti positivi, non fu di portata sufficiente e la vera uscita dalla crisi si ebbe solamente con la seconda guerra mondiale. Sconfitta delle teorie keynesiane? Tutt’altro! La guerra permise l’uscita dalla stagnante situazione economica proprio grazie all’enorme spesa statale in armamenti, fornendo una forte conferma alle teorie keynesiane sul ruolo benefico della spesa pubblica.

E veniamo ora al dopoguerra ed all’Italia. La legittimazione della spesa statale come utile strumento per combattere le crisi economiche portò nel nostro Paese uno spiacevole fraintendimento. Keynes sosteneva infatti un utilizzo della spesa statale anticicilico, ovvero espansivo in periodi di crisi ma al contrario restrittivo in periodi favorevoli del ciclo. Sfortunatamente nel nostro Paese abbiamo perso la seconda parte, quella della spesa che si contrae quando le cose vanno bene. In Italia il fatto che le cose siano andate bene per un certo tempo ha reso semplicemente possibile spendere di più accumulando un debito che però, si pensava, si sarebbe poi ripagato da solo perché le cose sarebbero continuate ad andare bene all’infinito. Il problema italiano divenne in certo modo politico: la classe politica non aveva interesse a tagliare la spesa perché avrebbe perso consensi. Spendere e spandere mentre le cose andavano bene non sembrava poi così disastroso ed alla fine questo piccolo problema si sarebbe scaricato solamente su un indefinito e lontano futuro. Che però ora è presente.

Con lo scoppio della crisi del 2008 il PIL italiano ebbe una notevole contrazione che causò un aumento del rapporto debito PIL rendendo evidente come questo avesse preso una china pericolosa e rischiasse di divenire insostenibile. In queste condizioni la spesa in deficit per uscire dalle crisi predicata da Keynes era semplicemente non praticabile perché come nella fiaba della formica e della cicala il nostro Paese non aveva accumulato nei periodi buoni e anzi si trovava ora a dover effettuare dolorosi tagli; questi tagli per assurdo hanno inasprito ulteriormente la crisi rendendo necessari ancora maggiori tagli ed innescando una spirale negativa durata anni. In pratica la politica fiscale italiana si è sviluppata esattamente al contrario di quanto suggerito dalla teoria economica, dimostrando ancora una volta l’originalità e la tendenza ad andare contro corrente tipica del nostro popolo. Ciò detto, personalmente trovo discutibili molte delle prese di posizione contro la speculazione internazionale che ha privato il nostro Paese della sua preziosissima sovranità: la speculazione ha operato con le armi che noi stessi le abbiamo fornito ed ha forse avuto il merito di mostrare l’insostenibilità della situazione prima che fosse ancora più tardi. Il diritto alla sovranità incondizionata non esiste, fare quello che a uno pare comporta conseguenze simili a leggi fisiche: un sasso nell’acqua affonda, e vivere per anni oltre le proprie possibilità è un nodo che prima o poi verrà al pettine; la situazione insostenibile che si crea può causare la caduta di un governo democraticamente eletto.

L’austerità imposta in Europa della Germania è quindi sostenuta da un lato dall’impossibilità di spendere poiché i debiti sono troppo alti, e dall’altro da considerazioni politiche riguardo la necessità di mettere in riga chi non è capace di farlo da solo. Interessante è notare le somiglianze e le differenze con la situazione del 1929. Da un lato ancora una volta vi sono “vittime” e “carnefici”: nel 1929 in Europa i Paesi alleati hanno imposto pesanti sanzioni alla Germania e la loro eccessiva rigorosità verso questa ha poi portato ai totalitarismi ed alla guerra. La differenza con oggi è che si sono scambiati i ruoli ed è oggi la Germania ad imporre agli altri Paesi l’odiata medicina.

Insomma tanto per trovare una chiusura ad effetto si potrebbe notare che se historia magistra vitae, in Europa ciò che ci ha davvero insegnato è che in realtà tutto si ripete con sorprendente periodicità: le teorie Keynesiane proprio non piacciono!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...