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“Alice non poté mai capire, ripensandoci dopo, come avesse cominciato: tutto ciò che ricordava era che correvano l’una dietro l’altra, tenendosi per mano, e che la Regina andava così veloce che ella stentava a mantenere lo stesso passo […]. L’aspetto più curioso della faccenda era che gli alberi e tutte le altre cose attorno restavano sempre fermi allo stesso posto: per quanto corressero, era come se non superassero mai nulla […]”. 

(Alice attraverso lo specchio, di Lewis Carroll)

Come evidenziato nel precedente articolo, la riproduzione sessuata è fonte di variabilità, e occupa perciò una posizione importante nell’ipotesi del Vicario di Bray: è necessario adeguarsi alle condizioni ambientali in rapido cambiamento per potere sopravvivere. Anche l’ipotesi della Regina Rossa ha come protagonista il sesso, ma considera le interazioni antagonistiche fra gli individui come prevalenti sulle variabili ambientali, e ci permette di spiegare perché animali relativamente stanziali in un ambiente a parametri stabili non prendano la via del tarassaco (cioè non tornino a una riproduzione asessuata, meno costosa). Per rendere chiaro il concetto mi soffermerò sugli antagonismi predatore-preda e parassita-ospite.

Prendiamo in considerazione il rapporto tra leone e gazzella. La variabilità legata al sesso è la base per selezione e miglioramento: casualmente sarà generato un leone più veloce degli altri, il quale avrà più successo nel catturare gazzelle e perciò più alte probabilità di sopravvivere e riprodursi rispetto ai suoi pari meno veloci. Di conseguenza i suoi geni saranno sempre più presenti nelle generazioni successive. Non è quindi vantaggioso per la gazzella fare cloni di se stessa, in quanto si affermerebbero leoni più veloci in grado di cacciarla facilmente; lo stesso discorso può essere fatto per il leone in un sistema in cui le gazzelle si riproducono sessualmente. Ciascuna specie diventa perciò sempre più veloce senza mai ottenere un vantaggio sull’altra. Se una sola smettesse di migliorare verrebbe rapidamente sopraffatta e si estinguerebbe. Come dice la Regina Rossa: “[…] ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere nello stesso posto; se si vuole andare da qualche altra parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così!“.

Questa stessa logica è alla base del rapporto parassita-ospite. Le malattie infettive sono la principale causa di morte nei Paesi in via di sviluppo e responsabili di 1/3 delle morti globali. Per comprendere in maniera semplicistica come funziona il nostro sistema immunitario immaginiamo i microbi come soldati invasori dall’armatura composta da bandiere di diverso tipo (pattern molecolari superficiali, o antigeni). Alcune bandiere sono comuni a tanti microrganismi e sono riconosciute dalla nostra immunità innata: i macrofagi ingeriscono alcuni dei soldati e li digeriscono, esponendone le bandiere su particolari strutture di superficie dette MHC. I linfociti, esecutori dell’immunità adattativa, sono in grado di riconoscere le bandiere montate su queste strutture e di avviare strategie più efficaci contro il parassita con cui si ha effettivamente a che fare. Una considerazione importante è che la struttura MHC è codificata in un gene caratterizzato da altissimo polimorfismo: in altre parole esistono nell’uomo più di 3500 forme, dette alleli, della ricetta per MHC. Ogni allele genera perciò un MHC lievemente diverso, che lega meglio alcune bandiere e altre peggio, rendendo quindi l’organismo rispettivamente più resistente o più suscettibile ad alcuni parassiti.

Ognuno di noi riceve dai genitori una dote di MHC, secondo cui è più o meno sensibile a certe infezioni. Semplifichiamo al massimo considerando ogni individuo come dotato di due soli MHC, uno proveniente dal padre e uno dalla madre, che possono essere di tre sole forme alleliche (giallo, blu e rosso). Immaginiamo quindi la popolazione come una piscina di palline, in cui ogni pallina rappresenta un individuo ed ha due colori/alleli (blu-rosse, giallo-rosse, giallo-gialle…), e la presenza di un colore su una pallina la rende immune ad attacchi di parassiti dello stesso colore. Se attacca la popolazione un parassita rosso le palline non rosse verranno eliminate, ma basta che uno dei due colori sia il rosso che anche l’altro colore viene salvato, e, quando alla generazione successiva ogni pallina combina uno dei suoi colori con uno dei colori di un’altra pallina, si formeranno nuovamente palline non contenenti il rosso. In altre parole il sesso si dimostra un ottimo meccanismo per mantenere nella popolazione dei tratti che temporaneamente si dimostrano non funzionali o addirittura svantaggiosi ma che potrebbero in un futuro servire: in una popolazione asessuata di palline di un solo colore il parassita rosso determina la permanenza delle sole palline rosse, e quando poi arriva il blu l’intera popolazione è destinata ad estinguersi. La corsa della Regina Rossa è qui più caotica, non segue una sola direzione in quanto si susseguono attacchi da diversi parassiti: quando ritorna un patogeno dopo lungo tempo (si pensi alle grandi epidemie della storia), la maggior parte della popolazione può anche morire, ma grazie al sesso è sempre presente un manipolo di individui resistenti.

Concludendo, la Regina Rossa si affianca al Vicario di Bray nell’affermare l’importanza dell’adattamento a condizioni ambientali e biotiche in rapido cambiamento, e tale adattamento necessita di una grande variabilità, che è generata e mantenuta dalla riproduzione sessuata.


Per l’immagine di copertina è stata scelta l’illustrazione di Sir John Tenniel, che mostra la corsa di Alice e della Regina Rossa.

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