Per il tema rivoluzione ho scelto di parlare dell’invenzione e dell’evoluzione della moneta. Apparentemente la moneta, vuoi metallica vuoi cartacea, è un oggetto banale della vita quotidiana dato quasi per scontato. Non è stato così nella storia ed anzi non è così nemmeno tuttora.

Come si può ben immaginare la moneta nasce come sostituto del baratto: prima della moneta un ipotetico imbianchino con il mal di denti avrebbe dovuto cercare un dentista che aveva bisogno di imbiancare casa per poi proporre lo scambio delle due prestazioni lavorative. Non proprio comodo. Il baratto poteva infatti funzionare solamente in società di dimensioni ridotte in cui non esisteva specializzazione del lavoro: mano a mano che la società si è evoluta ha avuto bisogno di infrastrutture sempre più complesse come strade, ponti, canali di irrigazione e moneta.

Come costruire una moneta dal punto di vista pratico? In quanto riserva di valore la moneta deve essere composta di un materiale che non si deteriori facilmente (per esempio il cibo non sarebbe stato adatto) e che sia raro (usare comuni sassi come monete non avrebbe funzionato molto bene…). Materiali che possedevano entrambe queste caratteristiche erano l’oro e l’argento, su cui infatti si basarono i primi sistemi monetari.

Per secoli le monete metalliche furono l’unica forma di moneta in circolazione. Il metallo prezioso era ciò che aveva valore e la moneta di conseguenza aveva valore solamente in quanto era costituita di quello stesso metallo. Questo passaggio logico non è affatto scontato, per esempio le monete di oggi non sono composte di oro o argento ed il loro valore non è connesso con i materiali di cui sono costituite. Similmente le banconote. Come fu possibile giungere a tali forme di moneta prive di valore intrinseco?

Nel corso del Medioevo il progressivo sviluppo dei commerci nella penisola italica rese sempre più vivaci gli scambi e il loro aumento richiese una maggiore quantità di moneta e magari di credito. Che fare? Il rafforzamento dei legami commerciali cresceva parallelamente al rapporto fiduciario tra i mercanti e fu proprio il legame fiduciario che fece nascere le prime banconote. Un bel giorno infatti a un qualche “grosso commerciante” (era questo il senso del “diciamo”?) venne in mente di emettere un semplice foglio di carta in cui era scritto che al portatore sarebbero state pagate x once d’oro dietro presentazione del biglietto stesso. Qual era l’utilità di questo strumento? Poniamo che il grosso commerciante non avesse momentaneamente disponibilità liquide (caso decisamente frequente!), ma un’ottima idea commerciale che necessitava l’acquisto di legname. Come pagare il boscaiolo? Considerata la reputazione del commerciante, il boscaiolo si sarebbe probabilmente fidato del suo impegno a pagare in futuro e sarebbe stato disposto ad accettare il foglietto di cui sopra. Ammesso che tutti si fidassero del commerciante in questione, il biglietto del boscaiolo sarebbe potuto essere usato poi dal boscaiolo stesso per andare a comprare delle mele e poi dal fruttivendolo per andare ad acquistare delle ceste e così via. Insomma quel mitico foglietto fu la prima banconota della storia.

Visto che l’idea sembrava buona, presto fu adottata dagli Stati, i quali si arrogarono inoltre il diritto esclusivo di emettere banconote. Un punto particolarmente positivo delle banconote era che chi le emetteva non necessariamente doveva avere l’oro sufficiente a ripagarle tutte. Poniamo (se metti diciamo, diventa tutto oggettivo e non puoi usare il congiuntivo dopo, quindi la frase diventa irrimediabilmente più brutta. A noi il congiuntivo invece ci piace!) che uno Stato emetta banconote per un valore di 100 once d’oro ma ne abbia nei suoi forzieri solo 90 o magari anche 10. Chi se ne accorgerebbe? O ancor meglio: anche accorgendosene perché ci si dovrebbe preoccupare? Il sistema aureo, cioè basato sulla possibile conversione delle monete in oro, andò avanti fino al 1971: avete mai sentito dire ai vostri nonni che erano andati in banca centrale a farsi convertire un biglietto da mille lire perché non si fidavano della capacità dello Stato italiano di convertire le lire in oro? Non credo proprio. In altre parole finché le persone si fidano dello Stato e della sua capacità di gestire la moneta non c’è bisogno di cambiarla in oro e la possibilità di farlo resta puramente teorica.

D’altra parte è da notare la condizionalità della proposizione di cui sopra: finché (volendo puoi metterlo in corsivo per dare enfasi) le persone si fidano. A seguito della seconda guerra mondiale il sistema monetario internazionale venne ancorato al dollaro. In altre parole le valute dei Paesi europei furono legate al dollaro da cambi fissi negoziati dagli Stati; a sua volta poi solamente il dollaro era direttamente convertibile in oro. Ciò perché il dollaro era la moneta più affidabile e quindi la più adatta per divenire il pilastro del sistema valutario internazionale. Sfortunatamente però con gli anni gli USA ci presero un po’ gusto ad emettere dollari senza poi possedere oro sufficiente per eventualmente cambiarli. Una delle cause di ciò fu per esempio la guerra in Vietnam, il cui enorme costo fu in parte finanziato con l’emissione di dollari. Visto che tirare la corda è bello ma a un certo punto la corda si spezza, così anche la fiducia nella capacità degli USA di gestire un sistema di cambi fissi a livello mondiale venne meno ed iniziò una forte speculazione contro il dollaro. In altre parole chi aveva dollari si mise a chiederne la conversione in oro perché non si fidava nella capacità dello Stato americano di mantenerne il valore (brividi!!) attraverso una sana e prudente gestione della moneta. Il movimento fu così forte che nel 1971 Nixon dovette sospendere la convertibilità in oro del dollaro perché praticamente gli USA lo stavano finendo; ciò pose fine a secoli e secoli di storia di sistema aureo.

E da cosa fu sostituito il sistema aureo? Fu sostituito dal cosiddetto fiat money. No, la gente non si mise a pagare il fruttivendolo con frazioni di FIAT panda. Fiat nel caso di cui sopra è un verbo latino il cui significato è “che sia!” e money vuole dire moneta in inglese. In pratica ci si fida dello Stato e basta. La moneta di oggi è un oggetto assolutamente inconsistente che si basa solamente sull’abitudine e sulle convenzioni della società. Per questo come dicevo sopra la moneta non è per niente un oggetto banale e viene spesso messa in discussione: mettere in discussione una moneta viene comunemente chiamato inflazione o deflazione. Per esempio nel caso in cui uno Stato emetta troppa moneta (come gli USA negli anni ’60), essa tenderà a perdere di valore e ciò causerà un generale aumento dei prezzi chiamato inflazione. Al contrario la deflazione.

Al giorno d’oggi la moneta viene gestita da organismi indipendenti chiamati banche centrali. Le decisioni di politica monetaria hanno effetti rilevantissimi sull’andamento economico delle nazioni e sul sistema dei cambi internazionale. La gestione della moneta in altre parole è uno dei principali temi di economia a livello mondiale ed ha effetti veramente enormi sulla realtà economica delle nazioni. Ecco perché ho subito pensato di parlare di moneta visto il tema “rivoluzione” di questo mese; spiegherò ancora meglio perché questa invenzione sia così rivoluzionaria e rilevante nell’articolo del prossimo mese, il cui tema però non posso ancora anticiparvi. Non cambiate canale!

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