Questo mese per il tema “struttura” ho pensato di parlare di politica monetaria. La politica economica è infatti suddivisa in politica fiscale e politica monetaria, che costituiscono la base e la struttura portante della gestione dell’economia nazionale ed internazionale.

La politica fiscale è quella che comporta una variazione nella spesa pubblica netta e può essere modificata banalmente aumentando le spese dello Stato oppure diminuendo o alzando le tasse. Incrementare la spesa pubblica o diminuire le tasse sono incentivo all’attività economica, diminuire la spesa o alzare le tasse hanno invece l’effetto contrario.

Ciò che ci interessa in questa sede è invece la politica monetaria. Essa consiste nella gestione dei tassi di interesse e della quantità di moneta in circolazione ed è affidata alle banche centrali. Le due cose sono più collegate di quanto possa sembrare a prima vista: nel caso i tassi vengano diminuiti, si avranno più richieste di credito da parte delle aziende poiché il debito bancario costerà di meno (tassi più bassi). D’altra parte la concessione di credito è un moltiplicatore della base monetaria, da un certo punto di vista è come se una banca che presta stampasse nuovo denaro che poi mettesse in circolazione tramite il prestito. La diminuzione dei tassi di interesse equivale quindi ad un aumento della base monetaria e costituisce un incentivo all’attività economica. Il minore livello dei tassi di interesse da un lato incoraggia le imprese a chiedere più denaro in prestito per intraprendere nuove attività e dall’altro diminuisce gli interessi passivi che devono pagare sul debito pregresso. In parole semplici abbassare i tassi di interesse equivale a creare nuovo denaro, è un po’ come se la banca centrale si mettesse a stampare nuove banconote per stimolare l’attività economica.

E fin qui i punti positivi di politiche monetarie espansive sono molto evidenti: stimolando l’attività economica si dovrebbe avere un effetto positivo sul PIL e sulla ricchezza della nazione. E allora perché non si stampa più denaro possibile? Perché le politiche monetarie espansive hanno anche dei contro. Stampare troppo denaro tende a creare bolle su vari tipi di mercati. In primo luogo per esempio i mercati dei beni. Quando vi è troppo denaro in circolazione l’attività economica si surriscalda ed i prezzi aumentano a causa della forte domanda. Prendiamo un esempio concreto: dai primi anni 2000 fino alla crisi finanziaria la politica monetaria della FED (la banca centrale statunitense) è stata molto espansiva e ciò ha creato notevoli benefici in termini di ricchezza delle famiglie. Di conseguenza, grazie alle nuove ricchezze, tutti si sono messi a comprare casa causando un aumento dei prezzi delle case a livelli veramente preoccupanti prima ed assurdi poi. Nel 2008, quando ci si è accorti che il prezzo delle case negli USA non era sostenibile, la bolla è scoppiata e i prezzi dell’immobiliare sono collassati innescando la famigerata crisi finanziaria le cui dolorose eredità ancora ci condizionano.

Un altro lato negativo di politiche monetarie troppo espansive è l’inflazione galoppante. In Italia ne abbiamo avuti esempi chiari prima di entrare nell’Euro, quando la Banca d’Italia stampava grandi quantità di lire per sostenere il debito pubblico italiano ed incrementare la competitività delle imprese: il risultato è stato una forte inflazione che ha eroso il potere d’acquisto ed i risparmi di molte famiglie. Molto rilevante è stata inoltre l’esperienza della Germania durante la Repubblica di Weimar; dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale in Germania fu instaurata la cosiddetta Repubblica di Weimar a cui gli alleati imposero pesantissime sanzioni. Per pagare le sanzioni internazionali la Germania stampò una quantità enorme di nuovo denaro causando una forte inflazione. Per acquistare i beni più quotidiani erano necessarie quantità di denaro enormi. Ancora ricordo sul mio vecchio libro di storia una foto d’epoca in bianco e nero in cui un omino porta una carriola piena di banconote in negozio per comprare un panetto di burro. L’enorme inflazione di quegli anni rovinò moltissime famiglie e vite e fu uno dei principali fattori di quel malcontento che portò al potere il nazismo.

Insomma la teoria economica suggerisce che la politica monetaria dovrebbe essere dosata con attenzione come quei farmaci che presi nelle giuste quantità possono salvare la vita ma il cui abuso comporta serie conseguenze. In particolare in periodi di crisi o di attività economica sottotono, questa dovrebbe essere stimolata tramite l’uso di politiche monetarie espansive; al contrario la nuova base monetaria così creata dovrebbe poi essere riassorbita quando l’economia riparte tramite politiche monetarie restrittive.

Benissimo, torniamo a qualche altro divertente caso concreto. Ormai abbiamo tutti gli strumenti per comprendere a grandi linee le politiche monetarie post crisi del 2008: per contrastare la crisi negli USA la FED ricorse a politiche monetarie ancora più espansive. Una volta raggiunto il limite del tasso di interesse pari a zero la banca centrale decise di non intervenire più sul livello dei tassi ma di creare direttamente nuovo denaro tramite una politica denominata di QE (Quantitative Easing). In pratica la FED ha comprato massicciamente titoli di Stato americani: in questo modo chi glieli ha venduti si è ritrovato in mano meno titoli finanziari ma più denaro. Come spiegato precedentemente aumentare la quantità di denaro circolante all’interno di un’economia dovrebbe avere una funzione di stimolo.

In Europa la risposta è stata più complessa. Nel periodo precedente la crisi molti Paesi europei ed in particolare dell’Europa mediterranea hanno utilizzato la politica monetaria in modo poco saggio ed opportunistico. Visto che stampare denaro è politicamente più popolare che adottare politiche monetarie rigorose, molti Paesi con banche centrali poco indipendenti dallo Stato hanno utilizzato la politica monetaria per finanziare un’ampia spesa pubblica in deficit strutturale. Poiché spendere soldi pubblici fa guadagnare consenso politico, si è così stampato denaro per finanziare le uscite dello Stato con l’effetto di aumentarne sempre di più il debito fino a livelli pericolosamente elevati. Altri Paesi invece non hanno fatto così. Con “altri Paesi” intendo la Germania. La storia dell’Europa sembra un po’ quella della formica e della cicala: finché era estate le cicale se la sono passata bene, in Italia per esempio mentre il debito pubblico aumentava grandiosamente e le finanze dello Stato erano picconate in maniera poco decorosa, il benessere era invece diffuso e sembrava che le cose andassero tutto sommato bene. Poi con la crisi è arrivato l’inverno e ci si è accorti che le cicale non avevano messo niente da parte e che la situazione era poco allegra. Da un punto di vista economico, il periodo della crisi sarebbe stato il tipico momento in cui tentare di adottare politiche monetarie e fiscali espansive per sostenere l’economia in una situazione difficile: per quanto riguarda la politica fiscale però gli Stati erano già pesantemente indebitati mentre la Germania si è duramente opposta a politiche monetarie espansive. Il rigorismo monetario tedesco da un punto di vista meramente economico aveva forse poco senso, ma da un punto di vista politico era invece molto chiaro: i Paesi dell’Europa mediterranea devono mettere i conti e la testa a posto e adottare una politica economica seria, questa volta non sarà la solita politica monetaria espansiva e l’inflazione galoppante a salvarli.

A causa dell’opposizione della Germania in Europa la politica monetaria è stata poco espansiva se non addirittura restrittiva per vari anni causando l’inasprimento della crisi. Infine, solamente nel 2014, la BCE (Banca Centrale Europea) ha deciso di adottare misure di QE equivalenti a quelle americane ed ha addirittura adottato tassi di interesse negativi (attualmente pari a -0,40%). La situazione attuale è che se da un lato gli USA stanno lentamente cercando di uscire dal ciclo monetario espansivo e di intraprenderne uno restrittivo, l’Europa è invece parecchio più indietro e anzi potrebbe ancora dovere aumentare le misure monetarie di sostegno all’economia.

Le decisioni di politica monetaria a livello mondiale sono decisamente un argomento emozionante: le discussioni a riguardo sono spesso molto accese, con i sostenitori delle politiche espansive che accusano i fautori della restrizione monetaria di essere dei ciechi rigoristi mentre dall’altro lato si accusano i propri avversari di essere degli irresponsabili e degli spendaccioni indisciplinati. Il confronto è arrivato a prendere caratteri abbastanza pittoreschi affibbiando ad ognuna delle due parti addirittura un animale che le rappresenti: i rigoristi sarebbero così falchi (hawkish) mentre i fautori dell’espansione monetarie sarebbero colombe (dovish). Insomma per quanto la politica monetaria possa sembrare a prima vista noiosa, a uno sguardo più accurato può rivelare temi di grande interesse e rilevanza, non solo economici e politici, ma anche faunistici ed ornitologici.

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