Il tema del mese è “rischio”. In quanto finanziere di turno non potevo non scrivere qualcosa! Il concetto di rischio è infatti uno dei pilastri della finanza. L’idea centrale di tutta la mia disciplina è che è assolutamente impossibile sapere a priori quale prodotto guadagnerà e quale perderà; ciò che si può sapere è quanto un prodotto finanziario è rischioso. A ciò si aggiunge quindi che il rischio è proporzionale al guadagno atteso, una specie di “chi non risica non rosica”!

Chiariamo però un concetto: il rischio è proporzionale al guadagno atteso. La parola “atteso” è fondamentale. Mi spiego con un esempio. Considero il caso di due strumenti finanziari: diciamo che uno certamente guadagnerà il 20% mentre l’altro invece potrebbe fare perdere l’intero capitale con il 50% di probabilità oppure fare guadagnare il 200% nell’altro 50% di probabilità. Il valore atteso del profitto per il primo strumento finanziario è banalmente 20% mentre per il secondo è 50% (cioè -100%*0,5+200%*0,5). In altre parole il guadagno atteso per il secondo strumento è più alto di quello del primo. D’altra parte è il guadagno atteso, non quello che si realizzerà effettivamente, poiché per esempio in metà dei casi perderemmo l’intero capitale. Dubito che in molti preferirebbero il secondo strumento, pensate ad esempio se doveste decidere come investire i risparmi di una vita, prodotto uno o prodotto due? Sinceramente mi accontenterei di un bel 20% senza rischi! È facile tuttavia immaginare altre combinazioni di rischio e rendimento che ci lascino più indecisi oppure che potrei preferire io ma non un’altra persona. È vero quindi che il rischio è proporzionale al rendimento ma scegliere tra diversi profili di rischio e guadagno atteso è una faccenda che riguarda le preferenze personali e per questo non esiste un portafoglio o uno strumento finanziario che vada bene per tutti ma ognuno dovrebbe ricercare il suo livello di rischio-rendimento ottimali.

Proseguiamo quindi con un po’ di informazione finanziaria. Visto che spesso quando si investono i propri risparmi non si hanno grandi idee di cosa si stia parlando, spero di svolgere un lavoro utile descrivendo i principali tipi di strumenti finanziari ed i relativi rischi:

Conto corrente: il conto corrente è il prodotto monetario per eccellenza. È un semplice deposito in banca pagabile a vista (ovvero in qualunque momento il depositante richieda il denaro). Il fatto che la banca ripaghi questo prestito è garantito da un lato dalla solidità della banca e dall’altro, per legge, dallo Stato italiano: è stato infatti ritenuto necessario aggiungere la garanzia statale su tutti i conti correnti fino a 100.000 euro per rendere più stabile il sistema finanziario ed evitare il cosiddetto fenomeno della corsa agli sportelli; aggiungo che la garanzia statale non è una particolarità italiana ma è realtà in tutti i principali Paesi europei. Se da un lato il rischio di un conto corrente è bassissimo (poiché dovrebbero fallire contemporaneamente sia la vostra banca che lo Stato), dall’altro il rendimento è altrettanto basso (tasso di interesse spesso pari a zero ed in alcuni Paesi addirittura negativo)

Obbligazioni: obbligazione vuole dire debito. Di chi o con che durata dipende dal singolo strumento preso in considerazione. Le obbligazioni vengono infatti emesse sia dagli Stati (nel qual caso vengono anche chiamate titoli di Stato) che dalle imprese. L’obbligazione prevede che alla sua scadenza il capitale debba essere restituito. Inoltre devono anche essere pagati gli interessi nella misura e nella modalità stabilita dal contratto: per esempio un’obbligazione dello Stato italiano può avere una scadenza decennale con pagamento degli interessi semestrali. Il denaro che viene pagato ogni sei mesi viene chiamato cedola. Errore comune è pensare che la cedola equivalga al rendimento di un’obbligazione: attenti, non è vero! Ipotizziamo per esempio un’obbligazione FIAT che rimborsi fra un anno un capitale di 100 più una cedola di 5. Il suo rendimento dipende dal prezzo a cui può essere acquistata: se il suo prezzo fosse 100, il rendimento allora sarebbe 5% e sarebbe equivalente alla cedola. Nel caso invece l’obbligazione venga acquistata a 99 o a 101 il rendimento sarebbe rispettivamente pari a circa 6% e 4% (perché a scadenza comunque l’obbligazione restituirebbe 5 di cedola e 100 di capitale e non 101 o 99). Non fatevi ingannare dall’illusione della cedola, informatevi sempre del tasso di rendimento del titolo in questione!

Il grado di rischio di un’obbligazione dipende dal fatto che l’emittente potrebbe fallire e non ripagare i suoi debiti. Un’obbligazione dalla durata più lunga è quindi generalmente ritenuta più rischiosa così come un’obbligazione dello Stato tedesco è ritenuta meno rischiosa di una dello Stato italiano. Un’obbligazione italiana avrà quindi un rischio e di conseguenza anche un rendimento più alto di una tedesca: la differenza nei rendimenti delle due obbligazioni in questione è chiamata spread, che vuole semplicemente dire “differenza” in inglese.

Faccio infine notare che a seconda del rischio percepito (e, per gli esperti, della variazione nella struttura dei tassi di interesse…), il prezzo di un’obbligazione può oscillare nel tempo. Poniamo il caso che abbia comprato un titolo di Stato italiano nel 2010 con scadenza 2013. Nel 2011 poi con la crisi dei debiti sovrani il rischio percepito per lo Stato italiano aumentò molto e nel caso avessi voluto vendere la mia obbligazione nel 2011 avrei probabilmente perso una certa cifra. Se avessi invece deciso di essere più paziente ed attendere la scadenza nel 2013, la mia obbligazione, nel caso lo Stato italiano non fosse fallito (così come è accaduto), avrebbe rimborsato a 100 come da contratto e non avrei perso assolutamente niente. Morale: quando comprate un’obbligazione sappiate che il suo prezzo può variare nel corso della sua vita ma questo solamente se la venderete prima della sua scadenza; se sarete pazienti e se l’emittente non fallirà (notare bene: se non fallirà), l’obbligazione a scadenza rimborserà sempre e comunque 100 e non avrete nessuna perdita.

Azioni: le azioni sono tra i prodotti finanziari più rischiosi. Un’azione corrisponde ad una quota di un’azienda e non vi è nessuna garanzia che il capitale venga restituito. È proprio come se si fosse comprato un pezzo di un’azienda, cioè nel caso l’azienda ed i suoi affari vadano bene allora il possessore di un’azione guadagnerà e nel caso contrario perderà. Per esempio nel caso io abbia acquistato un’azione di un produttore di auto, se la società vende molte macchine e fa molti utili allora registrerò un guadagno mentre al contrario, nel caso in cui l’azienda vada male ed abbia difficoltà (per esempio a causa di scandali su emissioni truccate), avrò perdite.

Come funziona nella pratica la questione? Per calcolare correttamente il rendimento di un’azione, al valore dell’azione in sé vanno aggiunti gli eventuali dividendi staccati. Ciò significa che quando una società guadagna può decidere di destinare una parte degli utili ai suoi soci come remunerazione del loro capitale; questo denaro viene chiamato dividendo e viene pagato al detentore dell’azione. Il fatto che venga staccato un dividendo non vuole d’altra parte dire che la società stia andando bene. Diciamo per esempio che io abbia comprato un’azione Wolkswagen a 100 euro e che un mese dopo la società decida di staccare un dividendo di 10 euro. Ho guadagnato il 10%? No, il tutto dipende dal valore dell’azione! Se l’azione nel frattempo fosse calata a 70 euro per esempio a causa dello scandalo delle emissioni truccate, allora io avrei investito 100 euro e ora ne avrei solo 80 (70 di azione più 10 di dividendo) e avrei quindi perso un bel 20% tondo. Interessante!

Poiché la restituzione del capitale non è garantita ma dipende dall’andamento dell’azienda, le azioni sono tra i prodotti finanziari più rischiosi in assoluto, ovvero generalmente quelli con il rendimento atteso più alto. Per quanto riguarda il rendimento atteso bisogna però ricordare che è solo atteso; quello reale può anche essere parecchio negativo!

Fondi comuni ed ETF: si tratta di prodotti finanziari composti. Un fondo comune, come la parola stessa suggerisce, è un contenitore per i prodotti finanziari di cui sopra. Il beneficio di avere un fondo e non un singolo prodotto sta nella diversificazione del rischio: comprare solo un’obbligazione di un unico emittente è molto rischioso perché nel caso fallisca perderemmo tutto il nostro capitale. In un fondo comune sono in genere contenuti centinaia se non addirittura migliaia di singoli strumenti finanziari ed ogni partecipante del fondo possiede una parte pro quota di questi. Per questo motivo un fondo comune può essere un investimento interessante per una persona fisica: attraverso varie formulone matematiche e statistiche è infatti dimostrabile che la diversificazione diminuisce il rischio a fronte di uno stesso rendimento atteso (fino a un certo punto). Forte! Nel caso un fondo comune venga quotato su un mercato regolamentato questo è chiamato ETF. La rischiosità di un fondo, seppur in parte ridotta dalla diversificazione, dipende dai prodotti che contiene: un fondo azionario sarà in genere a rischio comunque alto ed uno obbligazionario più basso.

Fine del pistolotto sui singoli prodotti finanziari. Era da tanto che volevo fare un articolo su questo argomento perché, da quello che percepisco lavorando nel settore, mi sembra che in Italia ci sia poca informazione finanziaria. È chiaro che non possiamo diventare tutti degli specialisti della finanza, ma quando si investono i propri risparmi sarebbe sempre bene utilizzare curiosità e spirito critico. Monitorare con un po’ di attenzione il rischio del proprio portafoglio e farsi sempre spiegare ciò su cui si sta investendo può servire ad evitare brutte sorprese e truffe!

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