Non so se siete mai stati in un ristorante italiano all’estero. Non fatelo! Mai! Di recente, stremato dopo una lunga gita in Islanda, tra lagune solforose e simpatiche balene, cerco disperatamente un locale che sia aperto alle nove di sera, orario impensabile per i cari vichinghi: nulla, “solo birra, a quest’ora”, mi dice un simpatico oste baffuto chiudendo il ristorante. Unico luogo aperto? Una pizzeria italiana, gestita da non italiani. Contro le mie stesse regole, che mi impongono di fuggire da ciò che è italico quando sono all’estero, mi getto stanco nel locale, e ordino (ahimè) una pizza. Vicino al mio tavolo, alcuni italiani, colti alla sprovvista come me, commentano stupiti la pizza che hanno davanti, che presenta svettante, sopra il pomodoro, alcune fette di un pesce non identificabile e, dramma, del formaggio. Formaggio e pesce? “Eresia” grida il marito, quasi offeso da questo audace accostamento. Era stato ferito qualcosa che sentiamo così forte riguardo alle nostre pietanze: il dogma.

Ora, il mio vicino viaggiatore ricoperto di maglioni che urla “eretico!” al simpatico pizzaiolo vichingo non fa un’esclamazione esagerata. Il pizzaiolo, infatti, conosceva ‘il dogma’ dell’autentica pizza, che impone che pesce e formaggio non siano mescolati, ma l’ha adattato a una sua necessità, a un suo credo. Ha compiuto una ‘scelta’, che è il significato più autentico di ‘eresia’. Magari in cuor suo non ha fatto nulla di male, dato che ha adattato una ricetta ormai mondiale come la pizza a un gusto nordico, abituato a mostruosi pesci artici e ancor più mostruosi formaggi; ma con questa sua scelta ha colpito quello che, per il viaggiatore italiano, è l’autentico credo della pizza.

Ora, so che appare quanto meno ironico un paragone tra il dogma della pizza (comunque sacrosanto!) e il credo cristiano; ma l’idea comune, mutatis mutandis, è questa: in entrambi i casi viene sentita come negativa, e quindi come eresia, una scelta che appare minacciare un credo ‘stabilito’ come autentico. Appunto un dogma. Perché è quando nasce un dogma che possiamo parlare veramente di eresia.

Prima della stesura del Credo niceano nella prima metà del IV secolo, esistevano in realtà già alcune eresie. Erano, però, più connesse ad alcuni ambiti del cristianesimo (lo stile di vita, il rapporto con l’ebraismo, il rapporto con il ‘paganesimo’) che a un dogma che ancora non esisteva. È proprio a causa del rischio provocato da un’idea teologica, quella di Ario, che a Nicea viene stabilito il primo dogma universalmente accettato e riconosciuto. L’idea di Ario verrà considerata eretica, e tutti i suoi seguaci verranno condannati per la loro scelta come eretici. È un periodo, questo, in cui le eresie coinvolgono i diversi approcci al credo nascente (e che cambierà nel corso del secolo): è il periodo di Pelagio, duramente attaccato da Agostino perché non accetta l’idea del peccato originale, dei manichei, come il retore Fausto, eretici abbastanza eccentrici, imbevuti di culture orientali, che credono nella coesistenza del Bene e del Male. Per non parlare di tutte le numerosissime eresie sulla natura di Cristo: uomo? Se sì, quanto? Più umano o più divino? Regna in lui un’anima o lo Spirito Santo?

È insomma il periodo delle eresie dei teologi, nate da menti che iniziano a farsi domande su tutti quegli aspetti che le Scritture non specificano in maniera dettagliata. Alla fine però del periodo tardoantico, con l’affermarsi dei regni barbarici e la presa di posizione del successore del Maggior Pietro, unica diventa la Chiesa, unico diventa il Credo. Il dogma non diventa solo ciò che la cristianità ha universalmente accettato in concilio, ma ciò che la stessa Chiesa di Roma decide. Non stupisce allora come nel 1054 il vescovo di Roma Leone IX, leader della cristianità occidentale, entrato in conflitto con il patriarca costantinopolitano Michele Cerulario, scomunichi il collega orientale, venendo scomunicato a sua volta. È l’inizio di quel grande scisma, detto d’oriente in Occidente, d’occidente in Oriente, ma meglio conosciuto come il Grande Scisma, che costituirà in effetti una grande frattura all’interno della cristianità; grave ferita per l’unita del Credo. In realtà, però, i due credi erano già da tempo diventati sempre più diversi fra di loro, e lo scisma rappresentò il momento culminante di una situazione di tensioni già vive da anni.

Era un cristianesimo ormai completamente cambiato, quello dell’XI secolo: la Chiesa, da idea di ekklesìa evangelica, era diventata un potere temporale, dotata di un grandissimo regno di cui il Papa era il monarca. In più, questo monarca poteva contare sul proprio potere spirituale per piegare all’obbedienza gli altri regnanti d’Europa, come ben dimostrano le lotte per le investiture. Un potere destinato a durare fino all’unità italiana, se lo stesso Alfieri scriveva satiricamente: “Il Papa è papa e re / debbonsi abborrir per tre!”.

Ma torniamo all’anno mille: davanti a una Chiesa che si secolarizza e diventa un vero e proprio regno, degli spiriti particolarmente devoti, spinti da una fede alle volte estrema, iniziano a predicare l’allontanamento dal corrotto modello del papato e la creazione di una sorta di nuovo ordine cristiano. Iniziava il periodo delle nuove eresie medievali: non più teologi come Pelagio, Fausto manicheo o Nestorio, che sollevavano problemi principalmente teorici sulla fede cristiana, ma persone spesso semplici e umili, animati da una voglia ‘evangelica’ di vita comune nel segno del messaggio più autentico di Cristo e degli Apostoli. Non a caso alcuni di questi movimenti sono appunto chiamati ‘apostolici’. È il caso dei seguaci di Valdo, eretico tra il santone e il profeta, che predicava un autentico ritorno alla vita apostolica; il temuto Dolcino, tra i più aggressivi tra gli ‘eretici’ medievali, il cui movimento di fratelli della povertà era paurosamente celebre per le stragi di ricchi borghesi; alcuni movimenti millenaristi, che, nella paura della fine dei tempi, abbandonavano tutto per ritirarsi in luoghi isolati (giardini, ville, campagne) e vivere nudi come i loro progenitori biblici.

Tra tutte queste eresie, però, era una quella che maggiormente agitò la cristianità occidentale agli inizi del Medioevo: i Catari. Questo movimento di puri, stabilitosi in molte città specialmente del nord dell’Italia e del sud della Francia, iniziò infatti a combinare motivi politici a quelli fortemente religiosi, costituendo un grandissimo rischio per quanto riguarda il Credo cattolico e, soprattutto, l’unità della Chiesa stessa. Questa, davanti a tutte queste minacce, reagì seguendo due vie: la prima è quella dura e rigorosa dei processi, con l’istituzione dell’Inquisizione, e delle stragi, come nella cosiddetta crociata contro gli Albigesi; l’altra è quella che porta alla fondazione di ordini dal carattere spesso pauperistico, quasi eretico, ma che diventano strumento della Chiesa nella lotta alle eresie e nell’affermazione del suo primato apostolico. Tra questi ordini, i più celebri sono quelli dei Francescani, impegnati attivamente nelle stesse problematiche sociali del tempo, e i Domenicani, che fronteggiano le possibili obiezioni al Credo anche da un punto di vista teologico e intellettuale.

La Chiesa dunque esce salva da questi incredibili rischi e riesce ad affermarsi nonostante le tante burrasche. Ma i problemi non terminano, e questa volta gli eretici non sono più santoni né presunti profeti. Da diversi secoli in tutta Europa erano nate le università; principe degli studi era sicuramente la teologia, e la presenza di tanti teologi in università anche lontane causò ben presto la nascita di nuove idee, frutto di una costante rilettura del credo e del ruolo della Chiesa. in Inghilterra, invece, il professore John Wycliff diede origine con le sue idee a dei movimenti, detti movimenti dei Lollards, che posero già da allora le basi per il successivo scisma inglese; a Praga, invece, il teologo Ian Huss, ispirato dalle idee dello stesso Wycliff, provocò una vera e propria rivolta, unita a movimenti indipendentisti del nascente regno di Boemia. Furono eresie destinate ad essere spesso brutalmente stroncate dalla mano del papato, ma rappresentavano una nuova e decisiva evoluzione del concetto stesso di eresia, dove ai motivi spirituali si combinavano elementi fideistici, morali e, non da ultimi, politici.

Così, se Huss fu uno dei molti che, alla fine, venne condannato al rogo, diversi anni dopo, agli inizi del XVI secolo un monaco agostiniano portava avanti le proprie idee eretiche a Wittenberg. Quella di questo monaco, Lutero, venne presentata sin da subito come un’eretica protesta; ma questa volta i rimproveri, le bolle, i richiami non servirono a nulla. Forte dell’appoggio dei diversi sovrani della Germania del Nord, Lutero portava avanti il suo nuovo credo. Non più dunque un’eresia, ma un nuovo dogma. La stampa, le lotte politiche e la sua personalità forte portarono alla ‘vittoria’ di Lutero. A qualcuno, si vede, la pizza pesce-formaggio era piaciuta.


In copertina una scena del film Il nome della rosa (1986), tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco. Il monaco Remigio, al centro, viene processato e condannato al rogo dal temuto inquisitore Bernardo Gui con la condanna di essere stato un seguace dell’eretico Dolcino.

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