La definizione della parola “economia” più diffusa ed accettata negli ambiti accademici è quella data dallo studioso inglese Lionel Robbins (1898-1984):

L’economia è la scienza che studia la condotta umana nel momento in cui, data una graduatoria di obiettivi, si devono operare delle scelte su mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi.(https://it.wikipedia.org/wiki/Lionel_Robbins)

La chiave di questa definizione di economia è l’allocazione di risorse scarse. In sostanza l’economia non si occupa in modo diretto della produzione di ricchezza, nessun economista prende mai in mano un’ascia per tagliare un albero o un martello per lavorare in miniera. È invece una scelta economica decidere se sia più consono agli obiettivi dati investire le risorse di un individuo o di una nazione nell’estrazione del legname o del ferro. Da ciò deriva che gli economisti sono antipatici: da un certo punto di vista il loro compito è andare a dire agli altri cosa devono fare quasi senza averne la benché minima conoscenza tecnica. Emblema di questo meccanismo è la banca, il cui mestiere è quello di erogare il credito, cioè di decidere quali aziende hanno in concreto la possibilità di esistere e lavorare e quali no.

L’economia può sembrare inutile se si pensa al fatto che non produce direttamente nessun bene. Ciò che viene prodotto è invece un ordinamento dei mezzi di produzione e delle risorse, il che è molto meno banale di quanto sembra. Il resto di questo articolo cercherà di spiegare questo concetto con un esempio.

Nel giugno del 1930 il grande economista del secolo scorso Jhon Maynard Keynes (1883-1946) tenne a Madrid una conferenza stravagante e visionaria conosciuta come Prospettive economiche per i nostri nipoti. Il testo è breve e semplice, a mio parere anche commovente (lo consiglio a tutti i curiosi al seguente link: http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf). Durante questa conferenza Keynes spiegò come a suo parere il problema economico si sarebbe potuto risolvere. Considerata la strabiliante rapidità dei progressi tecnici degli ultimi anni e la loro accelerazione apparentemente esponenziale, Keynes immaginò che per i suoi nipoti non vi sarebbero più stati problemi economici, in quanto le risorse a disposizione non sarebbero state scarse. In base alla definizione di Robbins riportata in apertura quindi non si sarebbe più potuta avere economia in quanto non ci sarebbe stato bisogno di scegliere tra mezzi scarsi, si sarebbe semplicemente potuto fare ciò che più ci piace, ciò che si ama davvero. Cito alcuni brevi passaggi:

Dovremo avere il coraggio di assegnare alla motivazione ‘denaro’ il suo vero valore. L’amore per il denaro come possesso, e distinto dall’amore per il denaro come mezzo per godere i piaceri della vita sarà riconosciuto per quello che è: una passione morbosa, un po’ ripugnante, una di quelle propensioni a metà criminali e a metà patologiche che di solito si consegnano con un brivido allo specialista di malattie mentali.

[…] Ma, soprattutto, guardiamoci dal sopravvalutare l’importanza del problema economico o di sacrificare alle sue attuali necessità altre questioni di maggiore e più duratura importanza. Dovrebbe essere un problema da specialisti, come la cura dei denti. Se gli economisti riuscissero a farsi considerare gente umile, di competenza specifica, sul piano dei dentisti, sarebbe meraviglioso.

Riuscite anche solo ad immaginare un mondo simile?

D’altra parte riflettiamo ora sulla correttezza o meno della previsione di Keynes. Beh, sinceramente non sembra ci abbia preso molto. Le statistiche sulla disoccupazione involontaria sono scoraggianti, tutti sappiamo bene quanto sia necessario lavorare e quanto sia una fortuna avere un lavoro di questi tempi; anche tra coloro che hanno un lavoro poi, non tutti percepiscono un salario sufficiente per potersi permettere di vivere spensieratamente e senza badare a spese.

Come mai? Davvero c’è bisogno di lavorare così tanto? A dire il vero non sembra. La tecnologia ha raggiunto livelli elevati e l’automazione rende non necessario il lavoro di molti. La struttura della società è passata da quella tipica della seconda rivoluzione industriale, in cui la catena di montaggio rendeva necessario l’utilizzo massiccio di forza lavoro anche poco qualificata, ad una in cui invece è necessaria una quantità minore ma più qualificata di lavoratori per fare funzionare complessi macchinari e programmi tecnologici. In altre parole davvero come immaginava Keynes c’è meno bisogno di lavoro! Qual è allora il problema? Il vero problema sorge analizzando il mercato del lavoro da un punto di vista di domanda ed offerta. Il minore bisogno si è tradotto in una maggiore forza contrattuale dei datori di lavoro che, considerata la fila di disoccupati che bussano alle loro porte, possono permettersi di fare offerte meno generose e pagare salari più bassi.

Ciò comporta varie conseguenze. Da un lato aumenta la disuguaglianza sociale, quella buffa parola di cui sentiamo sempre parlare ai telegiornali mentre trasmettono immagini di improbabili vecchiacci in grosse barche circondati da modelle in topless. Dall’altro lato si ha una contrazione dei consumi a causa della diversa propensione a consumare delle differenti classi di reddito. Cerco di spiegarmi meglio con un esempio: consideriamo mille persone che guadagnano tutte 1.500 euro l’una. Diciamo che ne spendono 1.300 ciascuna, in modo tale che l’economia registri consumi per un totale di 1.300.000 euro e risparmi per 200.000 euro. Consideriamo ora il differente caso in cui la ricchezza è distribuita in modo diseguale. Delle 1.000 persone di cui sopra, 999 guadagnano 1.000 euro l’una mentre una ne guadagna 501.000. I 999 sono costretti a spendere tutto e a tirare la cinghia mentre il fortunato rentier si accontenta di spendere solo 101.000 euro risparmiandone 400.000. I consumi ammontano quindi a 1.100.000 euro mentre i risparmi totalizzano 400.000 euro. Si può notare come la minore propensione a consumare (in percentuale del reddito) degli individui più ricchi fa sì che i consumi totali dell’economia diminuiscano e che quindi l’economia si contragga e la produzione crolli. Ciò farà sì che nel periodo successivo la torta da spartire sarà più piccola e le condizioni economiche generali peggiori.

Il moderno sistema produttivo viene spesso definito consumistico poiché necessita di una grande base di consumatori per funzionare. La polarizzazione e la distribuzione diseguale della ricchezza minano le basi delle economie consumistiche e creano notevoli problemi al sistema economico. Ed eccoci qui, come volevasi dimostrare un problema economico legato alla mera distribuzione di mezzi scarsi ha completamente trasformato un’utopia in una distopia. Spero di essere riuscito a spiegare quanto delineato in apertura: al momento l’economia serve, in futuro speriamo di potere dire che per fortuna l’economia è servita.


In copertina la celebre foto Pranzo in cima a un grattacielo, scattata il 20 settembre 1932 da Charles Clyde Ebbets, fotografo dell’azienda costruttrice del grattacielo Rca nel complesso del Rockefeller Center, a New York.

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